ASSOCIAZIONE
TEATRO METèCO
Compagnia dei Guasconi
“gli
aspetti crudamente meccanici dell’invenzione teatrale pirandelliana
rappresentano la struttura ineliminabile della sua novità, il modo specifico di
“far teatro” in forme nuove da parte sua e, al tempo stesso, l’acuta
intuizione di una vera e propria dimensione teatrale della creazione letteraria,
che da una parte ha fatto parlare di una ripresa geniale di aspetti propri della
Commedia dell’Arte e dall’altra ha tanto interessato gli esponenti
dell’avanguardia europea novecentesca.”
Sulle tracce
di un sentiero.
Partito il 20 maggio 1999 con la messinscena di “ HeliodroM 1990-2004 ”, proseguito con l’allestimento di “ Per Gioco e Per Amore “, si conclude oggi con “ Pirandello…due atti unici “, il nostro percorso di studio. Nel frattempo siamo rimasti lontano dalla nostra città, con un ciclo di spettacoli che ci ha dato l’opportunità di crescere molto, non solo sotto il profilo dell’esperienza teatrale.
Dagli
odori di una passione alla scoperta di un nuovo cammino.
HeliodroM rappresentò per noi l’inizio di un viaggio alla scoperta dell’elemento attore. Un primo passo concretizzatosi in un metodo di lavoro che per una scelta precisa, dimenticava ogni padre, ogni tradizione. Affidandoci esclusivamente ai nostri sensi, siamo approdati alla prima tappa: la riscoperta del corpo. La sua fisicità, la sua compattezza e rigidità. Abbiamo improvvisato, come un bimbo che scopre per la prima volta il mondo, ci siamo buttati a capofitto in un vortice di sollecitazioni e risposte. Rozzamente, ma liberi da ogni vincolo, ci siamo scoperti addosso la nostra sensibilità. Così una volta estratta dalla terra la pietra, c’era bisogno di sgrezzarla, riportarla alla sua autentica lucentezza. Nasce così la collaborazione con Silvano Torrieri, già allievo del Piccolo Teatro di Milano e collaboratore di Ferruccio Soleri. Un preziosissimo workshop sulla Commedia dell’Arte, tenuto dallo stesso Torrieri, ci aiutò a razionalizzare tutto quanto fino ad allora ci eravamo sentiti addosso. La forma iniziava a venir fuori. A questo punto arriva l’importante esperienza di “ Per Gioco e Per Amore “, canovaccio seicentesco allestito con la tecnica della Commedia dell’Arte.
L’annullamento,
la confusione, la Maschera.
“ Per Gioco e Per Amore “ nasce come un lavoro che mira per certi versi ad annullare alcuni segni ed elementi tipici del Teatro che potremmo definire “classico”. Innanzi tutto lo spazio scenico, la Compagnia si esibiva su di un piccolo palchetto alto appena dieci centimetri e profondo due metri. Tra l'altro ideato e costruto da Pierpaolo Bisleri attuale scenografo della Compagnia Lombardi Tiezzi. Chiaramente in uno spazio così definito le scenografie risultano per nulla verosimili, nessuna imitazione naturalista della realtà, bensì suggerimenti ad uno stimolo continuo per lo spettatore a figurarsi ora il castello, ora i suoi corridoi di notte malamente illuminati. Con questo spettacolo abbiamo proposto, o meglio riproposto, una sensibilità diversa. Perduta ? In un epoca in cui è innegabilmente mutato il modo di guardare, ed il nostro immaginario collettivo è popolato di icone nuove, diverse. Cambiamenti che si fanno profondi già rispetto a quaranta anni fa, figuriamoci dopo quattro secoli di storia quale divario. La distanza imgannatrice tra l’attore e lo spettatore è l’altro elemento annullato da questa messinscena. Il palchetto in legno veniva posizionato in ogni piazza, preferibilmente quasi a ridosso delle prime file, in questo modo quello spazio che spesso costituisce una “quarta parete” solida e divisoria, veniva inevitabilmente abbattuta. In questo modo l’attore è costretto a smetterla di fingere, poiché lo spettatore è talmente vicino che se ne accorgerebbe subito. Siamo all’elemento fondamentale, riconducibile al nostro cammino, che questa messinscena è riuscita ad annullare, la finzione dell’attore, cioè il sacrificio del proprio corpo. Lo spettacolo “ Per Gioco e Per Amore “ iniziava ogni sera con un prologo, che consisteva in una parata dei Comici per le vie del paese. Gli attori ancora prima di entrare in scena, ancora prima di recitare, anche se solo un canovaccio, per la scena, si sacrificano per i Personaggi. Da questo momento i ruoli si perdono, non esiste più un attore che recita una Parte chiuso nella gabbia scenica, da questo momento si scatena la confusione, l’attore si smarrisce, il Personaggio costretto nel canovaccio è lontano, sulle tavole del palco, che aspetta. E’ viva ora una sola creatura, la Maschera, con le sue peculiarità, con la sua voce, la sua andatura, viva, forte ed esplosiva nel corpo dell’attore che così sparisce, si confonde, spesso non si distingue più nemmeno il suo corpo. Il momento della parata per ogni replica ha rappresentato un mistero, il mistero della comparsa di una nuova creatura, la Maschera, nata dal corpo dell’attore, nel corpo dell’attore, partorito nelle strade, tra le urla, gli schiamazzi e le musiche. Avevamo scoperto l’essenza di un attore, il corpo, ma era un sentimento primitivo, abbiamo imparato a governarlo, a riconoscerlo a staccarci, quindi, da lui. Un passo ulteriore si è compiuto, dalla consapevolezza della presenza di un corpo, alla perdita totale di questo a beneficio della materializzazione della Maschera.
Il
cerchio è chiuso.
Ogni sera, in ogni Teatro si compie un nuovo sacrificio, un attore, un uomo scompare, per dar corpo ad un Personaggio, una Maschera, ma dov’è il limite, quando si può dire a ragione ecco, ora, accade? E poi, l’attore riprenderà pienamente possesso dei suoi muscoli, dei suoi nervi, del suo sangue? Questi interrogativi ci hanno portato dritti alla fine del nostro viaggio, alla chiusura del cerchio, Luigi Pirandello. Il grande drammaturgo siciliano su questi temi ha fondato la sua strepitosa produzione teatrale, sul continuo rimbalzare fuori e dentro la scena di sensibilità diverse, che dimorano però in uno stesso guscio, quel corpo rozzo e forte, spesso velleitario che avevamo scoperto all’inizio della nostra avventura. Tutto quello fin qui detto a molti, potrà magari sembrare scontato, un esperienza consolidata. Ma per noi, questo cammino, costituisce il primo passo verso la metabolizzazione di una pratica antica quando il mondo, abbiamo iniziato ad ingurgitare spirito ed ora la voracità ci assale che non vogliamo smettere mai più
Non esiste una “scena”, ne può affermarsi una finzione, questo è il mistero svelato. Il nostro lavoro, è quello di offrire ospitalità ad una sensibilità che vaga in un non-spazio, che neanche la carta odorosa d’inchiostro può fissare. Siamo ostelli e rifugio, materia deteriorabile ed immortale, luminosa, e quanto più la nostra ospitalità sarà grande, più l’anima-madre di quest’imperfetto cumulo di precaria sostanza tenderà all’infinito.orazio di vito