La Compagnia dei Guasconi

è lieta di presentare

VITA CELEBRATISSIMA et AVVENTUROSA

di

DON GIOVANNI TENORIO

 dal mito del Don Giovanni

progetto drammaturgico Orazio Di Vito

Abbiamo bisogno di un Teatro popolare, che piaccia agli uomini semplici. Abbiamo bisogno di un Teatro capace di avvicinare a sé l’umana varietà che, giorno dopo giorno, si consuma dietro un lavoro, e la chimera di una raggiunta posizione sociale. Abbiamo bisogno di un Teatro che incuriosisca e affascini, perché vivo, perché capace di stare in silenzio. Abbiamo bisogno di un Teatro che sia “…fuoco di neve fredda…”. Abbiamo bisogno di un Teatro capace di farsi amare dai nostri figli. Abbiamo bisogno che i nostri padri riconoscano il nostro Teatro.

Don Giovanni è un ampio bacino, capace di contenere quanto noi, per necessità, andiamo cercando. Un mito nato per spaventare gli uomini, per soggiogarli a leggi “superiori” ed imperscrutabili. Quando nacque c’era l’esigenza, da parte di qualcuno, di fermare quel flusso di coscienze, che iniziava a maturare, e quale miglior monito se non la minaccia della morte che porta con se la dannazione eterna. Ma la contrapposizione vita scellerata, morte, ha risolto nel corso dei secoli lo scontro a favore di Don Giovanni. Tant’è che oggi lo ricordiamo come prodromo della ribellione dell’uomo all’assolutezza della morte.

Un mito quindi, Don Giovanni, nato dietro sollecitazioni alte, ma che ebbe la capacità di uscire dagli spazi angusti e polverosi delle corti, e delle sale dei conventi, per gettarsi nelle strade, polverose anche queste, ma ricche di sfumature, volti, voci, corpi, risa. Con una spinta eccezionale, Don Giovanni attraversò tutta l’Europa, riuscendo a suscitare interesse in chi viveva nelle corti e cibava il proprio spirito di prelibate delizie, ed allo stesso tempo, in chi vestiva stracci sporchi ed umidi, e sapeva che l’unica cosa che doveva sfamare era lo stomaco.

Don Giovanni potrebbe racchiudere, attraverso il percorso evolutivo del suo mito, un idea di Teatro, di cui oggi riteniamo ci sia necessità.

Questa messinscena è un tentativo, quasi un esercizio di stile, alla ricerca di un codice, o meglio di una poetica, che ci contraddistingua, ma che soprattutto soddisfi, quei bisogni che abbiamo appena elencato. Un Teatro che, in quanto popolare, recuperi segni e sentimenti, chiaramente decifrabili. Ma allo stesso tempo capace di sostenere i moti più complessi dell’animo.

Siamo consapevoli di non essere portatori d’idee innovative, siamo consapevoli che prima di noi, fino ad oggi, ci sono, nel mondo, donne e uomini di Teatro, che a questa pratica lavorano in maniera straordinaria. Siamo consapevoli che in quest’epoca, che premia le specializzazioni, noi decidiamo di parlare di cose non speciali, ma straoridanariamente normali. Tutto questo è anacronistico, ma nel fare Teatro, spesso ci si sente fuori del tempo. Siamo infine consapevoli, di trovarci in un momento in cui l’obbligo è: cercare, con gioia e determinazione. Con la speranza di maturare qualcosa, che ci dia ancora la forza per servire altri miti celebratissimi et avventurosi come quelli di Don Giovanni Tenorio. 

Orazio Di Vito

 

 

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