La Compagnia dei Guasconi

è lieta di presentare

Briganti

da R. D'Hauteroche

rielaborazione drammatica Orazio Di Vito

 

 

“Il contadino non conosce pan di grano, nè vivanda di carne, ma divora una poltiglia innominata di spelta farro e segale, quando non si accomuni con le bestie a pascere le radici, che la terra matrigna da a chi l'ama"  Questa frase la scriveva F.S. Sipari nel 1863 riferendosi alla condizione dei contadini abruzzesi dell'epoca. E la stessa costituisce anche l'incipit, recitato a due voci, una in vernacolo, l'altra in lingua,dello spettacolo "Briganti". Senza luci, senza palco e senza costumi la Compagnia dei Guasconi narra per il tramite di quattro attori, Viola Carboni, Orazio Di Vito, Maurizio Sborgia e Andrea Maria Costanzo, le vicende di un giovane tenente piemontese arrivato in Abruzzo, nell'Italia post-unitaria. Attingendo ai documenti dell'epoca ma sopratutto a "La mia guerra contro i briganti in Abruzzo nell'anno 1806" di R. D'Auteroche è nato il progetto drammaturgico "Briganti". Nel testo utilizzato per la performance ci sono svariati riferimenti a briganti realmente esistiti, anche se non inseriti nel loro originale contesto storico e locale. E' il caso ad esempio di Marianna Oliviero che viene citata nella narrazione ma che in realtà non è una brigantessa abruzzese, come viene presentata, ma calabrese. Oppure del brigante Michele Ferranti che è realmente esistito in Abruzzo, ma sessant'anni prima rispetto all'epoca in cui è ambientato il lavoro. Un spettacolo quindi che non si pone alcun fine politico o civile, che non tenta ricostruzioni storiche. In realtà la Compagnia cerca di attraversare l’esperienza di un’ antica forma, primaria, del Teatro: la narrazione. Senza particolari intenti civili, come invece oggi in molti teatri italiani, con eccellenti risultati peraltro, si sta facendo. Ma con un unica preoccupazione, quella di recuperare fin dove sarà possibile, il piacere di stare insieme e narrare/ascoltare una storia che viene dal passato, legata alle nostre tradizioni, rielaborando l'antico strumento della trasmissione orale. L'idea che sottende tutta la preparazione del lavoro e sopratutto la sua messinscena, nasce da un immagine; un gruppo di amici, che una sera d'inverno, dopo aver cenato, si ritrovano con i bicchieri ancora colmi, davanti al camino, inspiegabilmente, tutti insieme, contemporaneamente. Ed in questi casi c'è sempre qualcuno che inizia a raccontare una storia e gli altri interessati stanno li ad ascoltarlo. Questo è quanto sarà nostra intenzione ricreare. Prescindendo dallo spazio fisico che ci ospiterà di volta in volta, tenteremo di creare quella atmosfera intima e familiare, nella quale è bello perdersi dietro i fili di in un racconto. Allo spettacolo partecipa il musicista/clown Marco Filippone, che lavorando su  arie e motivi antichi, ha elaborato le musiche, quasi tutte originali, che fungeranno da tappeto sonoro alla narrazione. Accanto alla figura degli attori-narratori, ci sono due vecchi nonni dall’età indefinita, forse vecchi briganti loro stessi, in maschera, a costituire un filo rosso con le passate esperienze nella Commedia dell’Arte, della Compagnia . Questi, adoperando il vernacolo abruzzese, racconteranno un altro punto di vista su quegli anni travagliati, disincantato, amaro e spesso grottesco.

Orazio Di Vito

 

 

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